Dati di produzione: perché raccoglierli non basta

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28 Gennaio 2026

Nelle aziende industriali i dati di produzione non sono una novità.
Macchine, impianti e sistemi di automazione generano informazioni da anni: parametri di funzionamento, tempi ciclo, stati macchina, consumi, allarmi. In molti casi questi dati vengono utilizzati solo in modo marginale, spesso limitando l’uso ad una consultazione locale o a un’analisi a posteriori.
Il punto critico non è la quantità di dati raccolti, ma lo scopo per cui vengono raccolti. Se il dato nasce solo per essere registrato o consultato in caso di problema, il suo utilizzo rimane inevitabilmente reattivo: serve a capire cosa è successo, non a evitare che accada di nuovo.

In molte realtà produttive i dati restano confinati a livello di macchina o di reparto. Sono visibili agli operatori, ma difficili da condividere, confrontare o collegare ad altre informazioni aziendali. Questo significa che la produzione viene osservata in modo frammentato, senza una visione complessiva del processo.
Il risultato è che le decisioni operative si basano su percezioni, esperienza e segnali tardivi. Le inefficienze vengono accettate come “normali”, i problemi emergono solo quando diventano evidenti e l’analisi arriva sempre dopo, quando i margini di intervento si sono già ridotti. In questo scenario, il dato esiste, ma non guida davvero il miglioramento.
La separazione tra OT e IT accentua ulteriormente questo limite. Da un lato ci sono macchine e impianti che producono informazioni tecniche, dall’altro sistemi informativi pensati per gestire dati strutturati, analisi e processi decisionali. Quando questi due mondi non dialogano, i dati di produzione non riescono a diventare informazione aziendale.
Integrare non significa aggiungere complessità ma cambiare il ruolo del dato: quando le informazioni di produzione vengono rese accessibili e confrontabili, smettono di essere semplici valori tecnici e iniziano a raccontare come sta realmente funzionando il processo. Diventano indicatori di stabilità, efficienza e continuità operativa.
A quel punto il dato non serve più solo a spiegare un fermo o un’anomalia, ma a individuare schemi ricorrenti, anticipare criticità e supportare scelte più consapevoli. La produzione non viene più gestita solo reagendo agli eventi, ma osservando segnali deboli che prima passavano inosservati.
Le tecnologie per raccogliere dati non sono più un ostacolo. Sensori, sistemi di automazione e soluzioni di monitoraggio rendono possibile acquisire informazioni in modo continuo anche su impianti esistenti. Il vero tema diventa quindi come quei dati vengono pensati, strutturati e utilizzati.
Se il dato non è progettato per essere condiviso, analizzato e messo in relazione con il resto dell’azienda, il suo valore rimane limitato.
Un sensore che misura vibrazioni o un AMR che registra tempi di percorrenza sono dati OT. Da soli, sono segnali ma diventano informazioni operative quando si collegano a ciò che l’IT già conosce: ordini, lotti, priorità, stock, tempi promessi al cliente, turni, qualità, costi, SLA. È l’integrazione che permette di rispondere alle domande che contano: la sinergia IT/OT costruisce una “catena del dato” affidabile. Senza un modello condiviso (naming, timestamp, unità di misura, stati macchina, mapping con ordini e lotti), anche le analytics migliori rischiano di produrre falsi allarmi, KPI non confrontabili, dashboard che nessuno usa.

Se, invece, il dato viene inserito in una visione più ampia del processo produttivo, può trasformarsi in uno strumento concreto per migliorare efficienza, affidabilità e qualità nel tempo.

Magazzino industriale con sistemi automatizzati e flussi di dati digitali che rappresentano la raccolta e l’integrazione delle informazioni operative.

L'Approccio Strategico per affrontare la convergenza

Per massimizzare i benefici della convergenza IT/OT è necessario adottare un approccio strutturato e strategico:

  1. Valutazione dello Stato Attuale
    Prima di iniziare qualsiasi progetto di integrazione, è essenziale mappare l’infrastruttura esistente: quali sistemi IT e OT sono in uso, quali dati vengono generati, quali gap esistono in termini di connettività, sicurezza e competenze.
  2. Definizione degli Obiettivi di Business
    La convergenza IT/OT deve essere guidata da obiettivi di business chiari. Si vuole ridurre i fermi macchina? Ottimizzare i consumi energetici? Migliorare la qualità del prodotto? Accelerare il time-to-market? Ogni obiettivo richiede strategie e tecnologie diverse.
  3. Progettazione di un’Architettura Scalabile e Sicura
    Serve un’architettura che integri protocolli di comunicazione industriali, piattaforme IoT, sistemi di analytics, edge computing e cloud, garantendo al contempo sicurezza, affidabilità e scalabilità. Standard aperti e piattaforme interoperabili riducono il rischio di vendor lock-in e facilitano l’evoluzione futura.
  4. Implementazione Graduale e Proof of Concept
    Non è necessario trasformare l’intera infrastruttura da un giorno all’altro. Meglio iniziare con progetti pilota mirati, dimostrare i benefici concreti, misurare i risultati e poi scalare progressivamente l’integrazione.
  5. Formazione e Change Management
    Il successo della convergenza IT/OT dipende anche dalle persone. Investire in formazione, creare team interfunzionali, promuovere una cultura aziendale orientata ai dati e all’innovazione continua sono fattori critici.
  6. Partnership con Esperti del Settore
    La complessità della convergenza IT/OT richiede competenze specialistiche che spesso non sono disponibili internamente. Affidarsi a partner esperti, che conoscono le tecnologie, gli standard industriali, le best practice e hanno esperienza in progetti di integrazione, può fare la differenza tra un progetto di successo e uno fallimentare.

    È qui che cambia il senso della raccolta dati. Non più un archivio di numeri, ma una base informativa su cui costruire decisioni migliori, prima che i problemi diventino emergenze .
    La trasformazione digitale in fabbrica e nella logistica non si gioca sulla quantità di dati raccolti, ma sulla capacità di renderli leggibili, correlabili. Il futuro dell’industria è fatto di sistemi intelligenti, connessi e capaci di apprendere dai dati. È un futuro in cui IT e OT non sono più mondi separati, ma componenti integrate di un ecosistema produttivo agile, efficiente e resiliente.